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I bancali
e i big bag finiti e in attesa
di essere trasportati per la
vendita spesso sono depositati
in un’area accanto alla
fabbrica, dentro gli stabilimenti
di una vecchia cartiera sovietica,
chiusa nel 1995. Gli stabilimenti
di questa ex fabbrica, il cui
direttore ne sta curando il
disuso, sono molto grandi ed
hanno una struttura di ferro
e cemento, materiali ricchi
e resistenti, ottimi per proteggere
il pellet depositato. La cartiera,
aperta alla fine degli anni
'60, dava lavoro a cinquemila
operai ed era sicuramente uno
dei poli industriali più
importanti della zona. Le sue
commissioni, probabilmente su
base nazionale e probabilmente
stabilite dal governo centrale,
ne permettevano l’esistenza.
Quando nel 1995 la fabbrica
divenne privata e chiuse questi
stabilimenti – le condizioni
e la storia politica della Bulgaria
erano cambiate - la disoccupazione
e la povertà divennero
un problema molto grosso di
questa regione. Vedere come
oggi una sana iniziativa privata,
impegnata in un progetto energetico
nuovo e rispettoso dell’ambiente,
sia pure in maniera molto minore,
dia nuovamente vita a questi
locali che tristemente potrebbero
rappresentare, ora vuoti e privi
della loro passata attività
produttiva, uno scenario di
tristezza e di immobilità,
riempie di un significato alternativo
il vecchio ferro, il vecchio
cemento e il vecchio tetto da
cui pendono le antiche lampade
di illuminazione. La vicinanza
della fabbrica di pellet con
la vecchia cartiera segna simbolicamente
il passaggio dalla vecchia economia
alla nuova.
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