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Vendita pellet è produttore di pellet di legno vergine abete e faggio, di eccellente qualità senza uso di additivi chimici e sbiancanti, con il vantaggio di bassi residui di cenere, riducendo al minimo la manutenzione della stufa
 
 

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LAVORAZIONE pellet
 

La prima lavorazione da effettuarsi sulla materia prima è quella di ottenere un cippato con pezzatura di circa 80 mm.
Per effettuare tale lavorazione il materiale viene immesso, tramite un ragno, in un molino a martelli, detto cippatore, che sfruttando la velocità periferica dei martelli e l'urto che il legno subisce sulle corazze di cui è dotato il mulino viene frantumato e scaricato da una griglia sottostante che determina anche la pezzatura del cippato.
Un nastro trasportatore, posto sotto alla griglia del mulino, trasporta il cippato in un mucchio per lo stoccaggio.
Da qui, con l'ausilio di una pala meccanica, il cippato viene portato nella tramoggia di carico impianto cubettatura che per mezzo di una coclea posta sul fondo di tale tramoggia e comandata da inverter, così da dosare il materiale in uscita, viene scaricato su un nastro trasportatore con rullo magnetico per il carico del molino a lame primario.
Il rullo magnetico, di cui è dotato il nastro trasportatore, serve per deferizzare eventuali materiali ferrosi che altrimenti danneggerebbero le lame del molino e le trafile delle cubettatrici qualora arrivassero fino a loro.
Detto molino, provvisto di una griglia con foro di mm 20, riduce ulteriormente la pezzatura del cippato in modo da avere un materiale con granulometria che meglio si adatta alla fase successiva e, tramite trasportatori a coclea ed elevatori, il materiale così macinato viene trasferito ad un essiccatoio a nastro.
Una caldaia da 600.000 kcal., alimentata con segatura con pezzatura di 20 mm max., mantiene all'interno dell'essicatoio una temperatura tale da ridurre l'umidità del cippato dal 30-35% in entrata al 12% in uscita che è l'umidità ideale per ottenere un buon pelletts.
All'uscita dall'essicatoio, con un trasportatore a coclea il prodotto viene mandato ad un secondo molino a lame
(raffinatore), provvisto di una griglia con foro mm 6 che riduce ulteriormente la granulometria del prodotto.

La segatura ottenuta da tale passaggio viene, con un impianto pneumatico e trasportatori a coclea , stoccata in due silos circolari.
Un filtro a maniche, della portata di 6.500 mc./ora di aria, decanta la polvere eventualmente prodotta dall'impianto pneumatico.
I due silos, oltre che allo stoccaggio, fungono anche da riposo per la segatura prima della cubettatura.


Un trasportatore a coclea, posto sul fondo piano del silos, preleva il materiale e, tramite coclee ed elevatori, viene trasportato sui polmoncini di deposito posti sopra le presse cubettatrici.
Da qui, un trasportatore a coclea a doppia elica (due principi) carica la pressa cubettatrice.
La pressa cubettatrice, oltre alle parti meccaniche, si compone di due elementi principali per la lavorazione e precisamente:
Una trafila che ruota con l'albero principale della macchina, opportunamente forata con fori di diametro mm 6 e di spessore tale da comprimere la segatura onde ottenere il pelletts. Lo spessore di compressione è determinato in funzione del tipo di legno utilizzato.
Due rulli folli che spingono la segatura contro la trafila
La segatura, all'interno della pressa cubettatrice, viene spinta da una coclea di alimentazione forzata posta sul portellone della macchina e i deflettori della piastra di supporto anteriore dei rulli la raccolgono e la distribuiscono tra rullo e trafila.
I deflettori sono due e ciascuno alimenta un rullo.
La rotazione della trafila opera il trascinamento della segatura verso i rulli che, comprimendola, la obbligano a passare attraverso i fori della trafila stessa. La compressione provoca un aumento della densità della miscela che, associata al calore generato, favorisce l'estrusione del pellet.
La lunghezza del pellet può essere variata mediante la registrazione degli appositi coltelli e, attraverso la parte inferiore del portellone, cade nel trasportatore di scarico.
Un nastro trasportatore ed un elevatore a tazze convogliano il pellet così ottenuto nell'impianto di raffreddamento che lavora in contro corrente d'aria.
Il raffreddatore viene caricato tramite una valvola a stella che dosa anche il materiale in entrata e, per effetto del flusso d'aria che attraversa il cubetto e generato da un ventilatore posto a valle del raffreddatore , il pellet viene raffreddato.
Il raffreddatore è provvisto di un sistema di scarico temporizzato di modo che il pellet rimane al suo interno il tempo necessario per il raffreddamento.
La decantazione dell'eventuale polvere generata dal raffreddatore viene ottenuta con un ciclone di appropriate dimensioni.
Un vaglio, posto alla scarico del raffreddatore, seleziona il cubetto e invia, tramite un elevatore a tazze, il cubetto con dimensioni appropriate al silos di stoccaggio mentre lo scarto viene raccolto in big-bag.
Il ciclo per la produzione del pellet, arrivati a questo punto, è terminato ed il manufatto è pronto per l'insacco.
Due bilance semiautomatiche, per sacchi a bocca aperta, provvedono ad insaccare il prodotto in sacchi aventi capienza di Kg. 15 cad. e chiusi tramite termosaldatura.


Prima Fase

All'interno del capannone troviamo un'altra grossa macchina – la tramagia – dove il materiale che ha subito la prima tritatura viene caricato e, su un nastro di scorrimento, raggiunge un mulino a coltelli che lo macina e lo fa passare attraverso una griglia di diciotto millimetri. Il materiale legnoso macinato che non riesce ad attraversare la griglia viene poi recuperato per un'ulteriore macinazione. Quello che invece la supera arriva su un altro tappeto di scorrimento dove viene essiccato affinché perda la naturale umidità che il legno possiede e che risulta nociva per la realizzazione di un buon combustibile a pellet. La tritatura passa quindi attraverso un secondo mulino le cui griglie di selezione hanno questa volta un diametro di 8 millimetri. Il prodotto è poi aspirato e immesso in un grosso silos, dove aspetta, pronto per essere cubettato.

Seconda Fase

I silos che vediamo all'interno della fabbrica bulgara sono due; sono alti quasi dodici metri e mentre uno raccoglie il legno triturato attraverso la prima fase di lavorazione, il secondo silos raccoglie la segatura del legno – già opportunamente asciugata: segatura e legno triturato amalgamati insieme permetteranno infatti la realizzazione di un pellet migliore. Il prodotto – aspirato dai silos in quantità controllate – arriva quindi alle macchine cubettatrici con una umidità pari solo all'otto per cento.

Terza fase

Le macchine cubettatrici formano il pellet vero e proprio amalgamando dunque segatura e trituratura del legno senza usare alcuna sostanza additiva poiché la lignina funge da collante naturale. Il pellet esce dalla macchina in piccoli cilindri – lunghi un centimetro, un centimetro e mezzo – che hanno una temperatura di settanta gradi circa e che poi, ulteriormente vagliati in una griglia vibrante con fori da cinque millimetri, vengono fatti scorrere lungo in un nastro di raffreddamento. Infine il pellet, ormai formato e freddo, arriva in un altro piccolo silos, pronto per essere imballato. Gli imballaggi sono di due tipi: o grandi big bag da mille chilogrammi ciascuno – che in genere sono richiesti dalle strutture condominiali o dagli alberghi ecc. – oppure in sacchi da quindici chili – per un consumo più al dettaglio – assemblati successivamente in pancali da una tonnellata, per il trasporto.



 
 
 
 

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